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Circolo anarchico Berneri


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Piazza di Porta San Stefano, 1
40125 Bologna
Italia

berneri @ autistici.org

Vedi on line : http://circoloberneri.indivia.net/

Info

La storia del nostro circolo è un pezzo della storia del movimento anarchico a Bologna e nella sua provincia.

Il “cassero”, così si chiama la struttura muraria di Piazza di Porta Santo Stefano n. 1, che contiene il circolo, è stato affidato agli anarchici nell’ormai lontano 1971. Lo ha affidato il quartiere Santo Stefano dando seguito ad una delibera comunale che recepiva la richiesta che da anni gli anarchici bolognesi peroravano per vedere applicato l’impegno che le forze della resistenza antifascista avevano preso, quello di risarcire i vari movimenti, sindacati e partiti del patrimonio confiscato o distrutto dalla dittatura fascista.

Così la storia del nostro movimento si riannoda con i locali della “vecchia” Camera del Lavoro di via Lame, autocostruita dalla Cooperativa Terraioli che occupava il piano terra e dove avevano sede la Camera del Lavoro (al primo piano) e la sede degli anarchici (al secondo piano).

Questa struttura fu sgomberata e distrutta dalla squadracce fasciste.

Fra l’altro la Camera del Lavoro di via Lame era un della tante che diedero vita nel 1912 all’Unione Sindacale Italiana, dando vita a quel vasto movimento sindacalista-rivoluzionario che caratterizzò l’azione del movimento operaio per un decennio e che fu sconfitta solo per mezzo di una brutale dittatura. Nella sede degli anarchici prese vita quell’Unione Anarchica Italiana che venne fondata proprio a Bologna nel 1920 e che fu uno dei principali motori del tentativo rivoluzionario conosciuto come “biennio rosso”.

In quell’edificio lavorava con assiduità assieme a tante e tanti altri, un uomo come Luigi Fabbri.

L’edificio di Porta Santo Stefano era uno dei tanti edifici comunali in disuso e abbandono. E gli anarchici bolognesi affrontarono ancora una volta un esperimento di autogestione e di autocostruzione. Per quasi un anno, sotto la guida attenta di Alfonso “Libero” Fantazzini, una cinquantina di compagne e compagni abbatterono muri, li ricostruirono, piazzarono putrelle, fecero i pianali di legno, sistemarono porte e finestre.
L’inaugurazione avvenne nell’agosto del 1972 con un importante Convegno Nazionale dei Lavoratori Anarchici.

Da allora uno statuto, condiviso da diverse componenti del movimento anarchico, garantisce che il circolo anarchico Camillo Berneri di Bologna sia “… la sede del movimento anarchico internazionale …” nell’ottica di un patrimonio collettivo inalienabile e indivisibile.

E a quello statuto, in questi 38 anni, si è sempre dato corso. Presso questi locali aveva sede la Federazione Anarchica Bolognese aderente alla FAI ma vi svolgevano la loro attività anche tante compagne e compagni “non federati”.

Fra il 1978 e il 1980 il “cassero” ha ospitato la redazione di Umanità Nova, il settimanale anarchico di lingua italiana che (fondato come quotidiano nel 1920) oggi compie 90 anni. Contemporaneamente, al “cassero” che aveva anche una piccola offset, si stampava la “Questione Sociale” mensile anarchico dell’Emilia-Romagna; poi anche il “Cattivo Pensiero” una delle prime fanzine “giovanili”; nei primi anni ’80, sempre al “cassero”, si riunivano, suonavano e stampavano i Raf-punk uno dei primi gruppi italiani di questa corrente artistico-sociale-esistenziale dell’anarchismo contemporaneo. Ma, per rimanere nel tema, il “cassero” non era l’unico locale anarchico di Bologna. In quegli anni operavano ancora il “vecchio” circolo Carlo Cafiero (in via Paglietta 15); il centro “l’Onagro” (in via Avesella 5/b) uno dei primi “caffè letterari” dove (più del caffè) il vino faceva da contorno alla libreria, al centro di documentazione; il centro “il Picchio” (in via Mascarella 24/b) punto bolognese della Cooperativa di distribuzione “Punti Rossi” che diffondeva l’intera produzione del movimento rivoluzionario internazionale con una evidente preminenza della produzione specificatamente anarchica a testimonianza del carattere “libertario” di questo vasto movimento; la tipografia “il Falcone” dove si stampava, fra gli altri la rivista “Anarchismo”; la copisteria “la Manolito” (di fianco al Picchio) che componeva Umanità Nova e tante altre pubblicazioni anarchiche e rivoluzionarie; e ancora il circolo “la Talpa” (in via Santa Margherita, poi divenuto Punkreas) sede “cantina” della new wave bolognese. Al “cassero” nel periodo 1977-1981 ebbe sede anche la “radio Ricerca Aperta”, una delle tante radio libere bolognesi.

La sede assembleare di questo vasto e variegato movimento tornava ad essere il circolo Berneri.

In tutti questi luoghi e, nel corso degli anni successivi, al Berneri “rimasto in piedi” a dispetto del riflusso e della repressione, molte le iniziative sociali. Dal “telefono viola”, ai progetti di autocostruzione, al momento fondativo (nel 1992) del “sindacalismo di base”, ai collettivi femministi, ai comitati cittadini “contro la guerra” (1991 e 2001).
Negli anni recenti accanto all’iniziativa specifica anarchica continuano ad utilizzare gli spazi del circolo Berneri anche gruppi, associazioni, iniziative del movimento inteso in senso più allargato.

Dal Mutuo Soccorso per il diritto di Espressione, un’associazione anti-repressione, all’Assemblea Permanente Antifascista (oggi diventato Nodo Sociale Antifascista).
Al circolo Berneri, in questi mesi, sono attive le iniziative dell’”Atemporale anarchico”, un giornale murale bolognese, del “gruppo serigrafia” che associa anche un gruppo di produzione artistica “Kunstbauten”.

Il circolo Berneri collabora poi con un’area sociale più ampia che vede spazi come la Casa del popolo di Ponticelli di Malalbergo, il centro sociale XM24, il centro sociale VAG61, la scuola di musica popolare “Ivan Illich”, il circolo “Iqbal Masih” fra i promotori di innumerevoli iniziative in città e nella provincia bolognese.

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